Il vicepresidente del Gop
Una voce a destra mette Condi Rice nello strano ticket con Romney
La campagna elettorale di Mitt Romney dice che “nelle prossime settimane annunceremo il nome del vicepresidente”, per dare un po’ di elettricità all’ennesimo appello di fundraising; la speculazione virale tocca però a Drudge Report, la piattaforma conservatrice diretta da Matt Drudge: Condoleezza Rice, dice Drudge, è entrata nella rosa ristretta dei nomi che gli uomini di Romney stanno considerando per completare il ticket e addirittura è la favorita per il posto.
14 AGO 20

La campagna elettorale di Mitt Romney dice che “nelle prossime settimane annunceremo il nome del vicepresidente”, per dare un po’ di elettricità all’ennesimo appello di fundraising; la speculazione virale tocca però a Drudge Report, la piattaforma conservatrice diretta da Matt Drudge: Condoleezza Rice, dice Drudge, è entrata nella rosa ristretta dei nomi che gli uomini di Romney stanno considerando per completare il ticket e addirittura è la favorita per il posto. Per ora non è altro che mercato elettorale, ma il nome di Condi, ex segretario di stato e consigliere per la Sicurezza nazionale nell’Amministrazione Bush ora ritirata (assai felicemente, dice lei) dietro una cattedra di Stanford, gira da parecchio, per diversi motivi. Primo: Rice è il complementare di Romney. Lui banchiere bianchissimo e mormone, lei sovietologa nera; lui del New England, lei dell’Alabama; lui figlio di un governatore di successo, lei di famiglia umile e degnissima; lui pro life, lei pro choice.
Il secondo motivo è legato alle parole che Ann, la moglie del candidato, ha detto qualche giorno fa: Mitt sta considerando seriamente la possibilità di scegliere una donna, in una specie di processo di espiazione di un errore di nome Sarah Palin. Anche il direttore del Weekly Standard, Bill Kristol, è convinto che Romney sceglierà Condi, e l’accoppiata ha ispirato un commento ovvio al mensile Atlantic: “Due dei meno affidabili esperti di politica dicono che Condi sarà il candidato vicepresidente”. Lei aveva già provveduto a smentire preventivamente ogni possibile interesse a un posto alla Casa Bianca, aveva spiegato che ormai si occupa di “policy” e ha smesso con la “politics” e si era raccomandata con tutti i giornalisti del mondo di smetterla con la domanda vacua e petulante sulla vicepresidenza.
Il secondo motivo è legato alle parole che Ann, la moglie del candidato, ha detto qualche giorno fa: Mitt sta considerando seriamente la possibilità di scegliere una donna, in una specie di processo di espiazione di un errore di nome Sarah Palin. Anche il direttore del Weekly Standard, Bill Kristol, è convinto che Romney sceglierà Condi, e l’accoppiata ha ispirato un commento ovvio al mensile Atlantic: “Due dei meno affidabili esperti di politica dicono che Condi sarà il candidato vicepresidente”. Lei aveva già provveduto a smentire preventivamente ogni possibile interesse a un posto alla Casa Bianca, aveva spiegato che ormai si occupa di “policy” e ha smesso con la “politics” e si era raccomandata con tutti i giornalisti del mondo di smetterla con la domanda vacua e petulante sulla vicepresidenza.
Un sondaggio condotto dalla Cnn in aprile diceva che Condi era in testa alle preferenze dei conservatori, ma negli ultimi mesi hanno guadagnato posizioni nomi più istituzionali come Rob Portman, senatore di scuola bushiana, e l’ex governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, uomini affidabili che però rischiano di essere troppo simili al candidato del Gop. Il ritorno del nome di Rice ha diviso gli analisti in due: quelli in brodo di giuggiole per il grande ritorno di una personalità capace di toccare corde sconosciute a Romney e quelli che sostengono che il ritorno a un passato bushiano sia il peggiore degli autogol. Altri ancora dicono che gli uomini dell’ex governatore abbiano chiesto a Drudge di lanciare un ballon d’essai.
Il processo di selezione del vicepresidente è una faccenda che è stata teorizzata dai migliori strateghi e smentita dai migliori presidenti. Karl Rove, l’architetto di Bush, nel 2000 ha presentato all’allora candidato un documento con otto obiezioni alla nomina di Dick Cheney. Bush ha risposto che i problemi sollevati erano veri, gli ha chiesto di risolverli e ha nominato Cheney. Cheney stesso aveva fatto anche meglio: lui era a capo della commissione incaricata da Bush di selezionare un vicepresidente. Agli undici aspiranti ha dato un questionario con 83 domande approfondite, dopodiché non ha convocato nessuno per un colloquio e ha spiegato al candidato che solo lui avrebbe potuto essere il suo running mate. E ovviamente non ha mai compilato il questionario. A meno che non si tratti di una combine, Beth Myers, il capo del processo di “vetting” del team di Romney, potrebbe avere qualche grattacapo in più con il ritorno in grande stile del nome di Condi, la donna venuta dal passato che ha saputo galvanizzare una folla romneyana nello Utah con un discorso che in bocca al plastificato Romney sarebbe suonato grottesco. La conclusione era: “Storm Washington”, prendiamo d’assalto Washington. Applausi.